Mi è capitato spesso di parlare con persone convinte che il mio lavoro consista nel dire alle persone come vestirsi, ma c’è molto di più.
Essere consulente di stile, per me, significa aiutare le persone che si affidano a me a far emergere la loro personalità e i loro gusti attraverso l’abbigliamento.
I vestiti sono un potente mezzo di comunicazione ed è per questo non voglio dirti come vestirti, ma aiutarti a individuare quelli che trasmettono il tuo messaggio.
L’idea sbagliata della consulenza di stile
Quando si parla di consulenza di stile, l’immaginario collettivo è spesso piuttosto chiaro … e forse anche troppo rigido.
Molte persone si avvicinano a questo tipo di servizio pensando che il compito di una consulente sia quello di fornire un elenco di regole: cosa sta bene, cosa no, cosa “si può” indossare e cosa sarebbe meglio evitare.
Nell’idea più diffusa, la consulenza diventa una sorta di manuale di istruzioni per il corpo: se sei fatta così, indossa questo; se hai quell’età, evita quello (di questo, però, abbiamo parlato ampiamente);
se vuoi risultare più armoniosa, nascondi, correggi, bilancia,…

È un approccio che sicuramente trasmette sicurezza, perché offre risposte nette e apparentemente oggettive. Il problema è che spesso riduce la persona a una serie di proporzioni da sistemare, come se il corpo fosse un problema da risolvere e non il punto di partenza di qualsiasi espressione personale.
In questo modello, lo stile smette di essere linguaggio e diventa conformità: non si tratta più di raccontare chi sei, ma di aderire a un’idea di “giusto” e “sbagliato” che prescinde dal tuo gusto, dalla tua storia e dal tuo modo di stare al mondo.

Ed è proprio qui che nasce la confusione: si pensa che vestirsi “bene” significhi vestirsi correttamente, quando in realtà le due cose non coincidono quasi mai.
Perché le regole non funzionano (sul lungo periodo)
Se c’è una cosa che ho imparato lavorando con le persone, fin dai miei primi giorni come commessa, è che le regole funzionano benissimo… finché restano astratte.
Nella realtà quotidiana, fatta di corpi che cambiano, vite che si evolvono, contesti diversi e umori altalenanti, le regole iniziano a scricchiolare: quello che sulla carta viene indicato come “perfettamente donante” spesso non rappresenta chi lo indossa e ciò che, invece, viene classificato come “non consigliato” è, molte volte, proprio ciò che fa sentire un persona finalmente a proprio agio.

Le regole di stile nascono per semplificare un mondo incredibilmente vasto, ma quando diventano rigide finiscono per fare l’opposto: complicano il già fragile rapporto con l’armadio, generano frustrazione e alimentano l’idea di non essere mai abbastanza, mai abbastanza giuste, mai abbastanza corrette,….

Nel mio lavoro, le regole non sono un punto cardine, ma strumenti opzionali a cui attingere solo se rispondono a una vera esigenza.
Il mio metodo: i vestiti come linguaggio
Prima dei vestiti, viene sempre la persona ed per questo che tengo particolarmente al confronto con lei: voglio cominciare a conoscere lei, il suo percorso, la sua personalità e il suo quotidiano.
Il guardaroba che costruiremo insieme non sarà mai una gabbia in cui lei finisca per sentirsi rinchiusa, ma un mezzo attraverso cui esprimersi, un linguaggio attraverso cui raccontarsi e prendersi il proprio spazio nel quotidiano.

Non lavoro per “sistemare” le persone, lavoro per aiutarle a vedersi con più chiarezza e, spesso, con meno giudizio.
Perché non creo cloni (nemmeno dei miei gusti)
Applicando sempre le stesse soluzioni, gli stessi tagli, le stesse palette e le stesse “formule vincenti”, il risultato è spesso un guardaroba tecnicamente corretto… ma anonimo.
Clienti diverse significano armadi diversi che non possono ridursi agli stessi blazer, gli stessi fit e le stesse accortezze.

Un secondo problema, poi, si pone quando lo stile personale della consulente prende il sopravvento su quello della cliente, anche involontariamente. Per quanto io ami il mio Stile Personale, il mio obiettivo non è far sì che una persona si vesta come me, ma fare in modo che, guardandosi allo specchio, si riconosca.
E questo significa accettare anche gusti lontani dai miei, estetiche che non sceglierei per me, desideri che vanno in direzioni diverse.

Perché lo stile personale non nasce dall’approvazione esterna, ma dalla coerenza interna.
Il vero obiettivo: autonomia
Il percorso che propongo dura tre mesi ed è una scelta precisa, perché il vero obiettivo del mio lavoro non è accompagnarti per sempre, bensì metterti nelle condizioni di proseguire da sola.
In questi tre mesi lavoriamo insieme per costruire strumenti, non soluzioni preconfezionate: impari a leggere il tuo armadio, a capire perché un abbinamento funziona e un altro no, a scegliere in modo più consapevole cosa indossare, ma soprattutto perché.

Alla fine del percorso, non hai solo una serie di outfit pronti, ma hai un metodo cucito addosso, un vocabolario e una maggiore fiducia nel tuo gusto.
L’autonomia, per me, è il vero segno che il lavoro è riuscito: quando una cliente non ha più bisogno di chiedere conferme continue, quando si diverte a sperimentare, quando sa adattare quello che ha a contesti nuovi, a momenti diversi della sua vita.
Il mio obiettivo non è dirti cosa indossare ogni mattina, ma fare in modo che tu sappia farlo da sola, con sicurezza, libertà e coerenza con chi sei.

Perché io non voglio dirti come vestirti. Ti aiuto a smettere di chiedertelo.
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Ogni giorno è un’opportunità per sentirsi al meglio con se stesse, e la scelta degli outfit giusti può fare tutta la differenza. Se vuoi scoprire come costruire un guardaroba che ti faccia sentire sicura, comoda e pronta ad affrontare ogni situazione, sono qui per aiutarti! Seguimi su Instagram per ispirazioni quotidiane e consigli di stile.
Se invece sei pronta a creare il percorso di consulenza su misura per te, scrivimi per prenotare la tua call conoscitiva o blocca lo slot che ti è più comodo, direttamente sulla mia agenda: insieme costruiremo il tuo stile personale, che non è solo moda, ma un vero e proprio strumento di benessere!

