Skip to content
Cup Of Fashion
Menu
  • Decode the Dress
  • Style Crush
  • Rebel Icon
  • Imprenditrici con Stile
Menu

Lavinia Giuliani: costruire il proprio percorso, tra cambiamenti e identità

Posted on 28 Aprile 202628 Aprile 2026 by Fabiola

Non tutti i percorsi seguono una linea retta, alcuni cambiano direzione, si trasformano, si arricchiscono nel tempo: quello di Lavinia Giuliani, sui social @laviniagiuliartt, è fatto proprio così: un’evoluzione continua, in cui esperienze diverse si intrecciano fino a costruire una visione chiara e personale del proprio lavoro.

In questa intervista racconta le tappe del suo percorso, le scelte che l’hanno guidata e il modo in cui ha costruito la sua identità professionale.

Partirei dall’inizio: ti va di presentarti brevemente e di raccontarci il tuo percorso professionale?

Io sono Lavinia Giuliani, ho 27 anni e sono nata in Toscana, ho fatto danza classica per 15.

Il tuo percorso parte dal mondo del make-up e oggi passa attraverso la divulgazione dell’arte. Quando hai capito che questo sarebbe diventato il centro del tuo lavoro?

In realtà è una storia un po’ lunga, ma cercherò di farla il più breve possibile!

Bisogna partire anche dal presupposto che nella vita non avevo mai messo in conto di trovarmi un piano B.

Divulgare significa anche tradurre un linguaggio che per molto tempo è stato percepito come elitario o distante. Qual è la sfida più grande quando provi a rendere l’arte accessibile a tutti?

Sicuramente il tempo.

Fortunatamente però il mio pubblico si è affezionato a me, e io a loro, quindi ultimamente mi prendo la libertà di fare video un po’ più lunghi perché so che chi mi guarda è interessat* (alcuni arrivano anche a tre minuti e mezzo che per le piattaforme che uso è un tempo estremamente lungo).

C’è stata un’opera o un’artista che ha cambiato il tuo modo di guardare alle immagini?

Non ne ho uno in particolare, ma direi gli artisti del ‘900.

Fortunatamente la mia famiglia mi ha sempre portato in giro per musei, tuttavia erano spesso musei che piacevano a loro, quindi per lo più arte figurativa e ignorantemente (spero che mi perdonerete, ma ero comunque una bambina piccola) credevo che quello che vedevo era quello che c’era, senza un significato altro. L’anno della quinta superiore abbiamo studiato le avanguardie storiche e lì ho capito che un taglio sulla tela in realtà aveva un significato molto più profondo, allora lì mi si è acceso l’interruttore e ho capito che tutto ha un significato anche quello che ci sembra più immediato o più banale e che avere una spiegazione è sempre importante per capire quello che sto guardando.

Nei tuoi contenuti arte e moda dialogano spesso tra loro, quasi come se fossero due linguaggi che si influenzano continuamente. Secondo te, cosa può imparare la moda dal mondo dell’arte?

La moda secondo me già guarda molto all’arte, e già di per sé la moda è arte, sono due mondi che dialogano e che assorbono l’uno dell’altro reciprocamente.

La storia dell’arte è piena di figure femminili, ma molto spesso raccontate attraverso uno sguardo maschile. Come cambia la lettura di queste immagini quando iniziamo a osservarle con maggiore consapevolezza?

Quando guardiamo un’opera è sempre importante contestualizzarla nel periodo storico in cui è stata creata.

Ad oggi abbiamo molta più consapevolezza ed è per questo che stiamo ri-scoprendo molte artiste del passato e soprattutto stiamo incoraggiando quelle attuali.

Pensi che oggi il pubblico stia sviluppando una sensibilità diversa nel modo in cui interpreta la rappresentazione delle donne nell’arte?

Secondo me sì, oltre al saggio di Nochlin, citato nella risposta precedente, molti musei e gallerie hanno cominciato a dare spazio ad artiste contemporanee e del passato e anche il mondo accademico è cambiato sotto questo punto di vista. Ad oggi ci si interroga molto di più quando si guarda un’immagine sopratutto chiedendosi a chi è indirizzata. Questo non significa giudicare il passato con i criteri di oggi, ma imparare a guardarlo con strumenti critici diversi.

La storia dell’arte non va cancellata, va arricchita.

Il tuo passato nel mondo del make-up ha cambiato il modo in cui osservi i volti nei dipinti o nelle fotografie?

Il trucco è un modo per esprimersi e per raccontare, sicuramente arricchisce l’immagine e dona molte più sfumature alla narrazione. Tuttavia ho notato che il mio sguardo, per quanto riguarda il Makeup, diventa molto più critico nel cinema e nelle serie tv.

Ci sono dei casi in cui gli “errori” per il Makeup nel cinema sono voluti e infatti non stonano, anzi, arricchiscono il messaggio del film, altre volte invece sono proprio delle mere distrazioni che contribuiscono al declino del prodotto visivo.

Se ci pensiamo, nella storia dell’arte, ma anche nei manga e nei social, l’abbigliamento è sempre stato molto più di un semplice elemento estetico: spesso diventa uno strumento per costruire un personaggio. Secondo te oggi siamo più consapevoli di questo linguaggio visivo o continuiamo a usarlo in modo istintivo?

Chi studia storia dell’arte impara a leggere i dettagli: colori, simboli, posture, tessuti. Questa sensibilità cambia anche il modo in cui guardi gli abiti nella vita quotidiana?

In realtà la mia sensibilità per quanto riguarda i tessuti, le forme, le posture ecc. nasce molto prima del mio percorso di studi.

Spesso mi capita di indossare capi che hanno 10 anni, che ho comprato quando facevo la prima liceo, e di essere fermata per strada perché vogliono sapere dove li ho presi e ciò conferma tre cose: la qualità del capo è alta, che è sempre di moda e che essendo nel mio stile non sarà mai un capo obsoleto.

La mia rubrica si chiama Imprenditrici con Stile perché mi piace l’idea di scardinare un immaginario molto preciso: quello della donna professionista sempre in tailleur scuro, tacchi alti e valigetta.
Io credo invece che la professionalità vada ben oltre ciò che decidiamo di indossare al mattino e che gli abiti possano diventare uno strumento potente per raccontare la nostra personalità. Per questo vorrei parlare anche del tuo stile personale.

Come descriveresti il tuo stile in tre parole?

Imprevedibile, colorato, accessoriato

Se il tuo stile fosse una corrente artistica, quale sarebbe?

Come è cambiato il tuo rapporto con l’abbigliamento nel corso degli anni?

Per molto tempo ho vissuto una lotta interiore, volevo vestirmi come volevo io e spesso questo mio desiderio non combaciava con la moda del periodo che provavo a seguire. Successivamente crescendo ho capito che posso abbracciare le mode del momento solo se effettivamente mi piacciono.

Vestirsi bene non significa indossare quello che è in tendenza in quel momento ma sentirsi a proprio agio.

C’è un capo che senti particolarmente tuo, quello a cui pensi subito quando non sai cosa indossare? E, al contrario, c’è qualcosa che non ti rappresenta per niente?

C’è stato un momento in cui hai iniziato a vedere l’abbigliamento non solo come qualcosa da indossare, ma come parte della tua identità professionale?

Quando scegli cosa indossare, pensi anche a come quell’immagine dialogherà con il tuo lavoro di divulgazione artistica?

Cerco di essere professionale perché il mio lavoro lo impone ma per me è importante sentirmi a mio agio in quello che indosso, altrimenti il mio umore ne risente proprio.

Ti capita di usare i vestiti come parte di una narrazione visiva, quasi come se fossero un elemento della composizione artistica?

Per me i vestiti devono raccontare Lavinia (o Lalla, come preferisco in realtà essere chiamata). Se so fare il mio lavoro tanto lo vedi dai miei risultati e dalle mie capacità ma la mia persona e il mio carattere lo vedi dai vestiti (il più delle volte, poichè certe volte sono talmente tanto di fretta quando devo registrare un video che indosso una maglietta e via).

Il tuo immaginario visivo sembra muoversi tra epoche molto diverse: dipinti del passato, estetiche contemporanee e cultura pop come i manga. In che modo questi mondi influenzano il tuo stile personale?

Quello che influenza molto di più il mio stile in realtà sono i manga, spesso io cerco di ricreare lo stile del mio personaggio preferito. La cosa bella è che mi piacciono talmente tanti anime e manga che ognuno di loro ha uno stile differente perciò è per questo che posso passare tranquillamente da uno stile all’altro sentendomi comunque a mio agio poiché lo ricollego a qualcosa che mi piace.

E quando scegli cosa indossare, come dialogano tra loro queste influenze?

Dipende molto da quello che devo fare, una volta capita la situazione scelgo il “personaggio” che più si addice.

E infine, la domanda che amo fare a tutte: se dovessi lasciare un messaggio a una giovane donna che sogna di diventare imprenditrice, quale sarebbe?

Il percorso di Lavinia ci ricorda che non esiste una strada unica o già definita, ma che esiste, piuttosto, la capacità di riconoscere cosa ci rappresenta davvero e costruirci intorno, nel tempo, qualcosa di coerente: proprio come accade con lo stile.

Hai bisogno di Aiuto?

Nel mio libro SOS Valigia Perfetta, trovi un metodo pratico per programmare ogni outfit e alleggerire il bagaglio (senza rinunciare allo stile). È disponibile su Amazon!

Ogni giorno è un’opportunità per sentirsi al meglio con se stesse, e la scelta degli outfit giusti può fare tutta la differenza. Se vuoi scoprire come costruire un guardaroba che ti faccia sentire sicura, comoda e pronta ad affrontare ogni situazione, sono qui per aiutarti! Seguimi su Instagram per ispirazioni quotidiane e consigli di stile.

Se invece sei pronta a creare il percorso di consulenza su misura per te, scrivimi per prenotare la tua call conoscitiva o blocca lo slot che ti è più comodo, direttamente sulla mia agenda: insieme costruiremo il tuo stile personale, che non è solo moda, ma un vero e proprio strumento di benessere!

Navigazione articoli

← Editing del guardaroba: il vero senso del cambio di stagione
Il Diavolo Veste Prada 2: perché il sequel non è quello che ti aspetti →

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mi chiamo Fabiola, millenial classe 1993 e da sempre amo la moda, l’arte, gli stivali neri, le serie TV e il caffè americano.

Nel 2019 ho mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale, però mi sentivo molto insoddisfatta. Dopo un corso in Social Media Management e molti lavori in settori diversi, ho deciso di mettere a frutto la mia passione per la moda e le competenze acquisite in uffici e negozi, offrendo consulenze fashion.

Il mio obiettivo è aiutarti a trovare il tuo stile personale: prendiamoci un caffé e creiamo insieme il percorso perfetto!.

Articoli recenti

  • Il Diavolo Veste Prada 2: cosa racconta davvero lo stile dei personaggi
  • Il Diavolo Veste Prada 2: perché il sequel non è quello che ti aspetti
  • Lavinia Giuliani: costruire il proprio percorso, tra cambiamenti e identità
  • Editing del guardaroba: il vero senso del cambio di stagione
  • Layering in primavera: come non sbagliare outfit durante la giornata

Categorie

  • Decode the Dress
  • Imprenditrici con Stile
  • Rebel Icon
  • Style Crush

Archivi

© 2026 Cup Of Fashion | Powered by Minimalist Blog WordPress Theme