Da bambina montava video per raccontare il mondo come lo vedeva lei. Oggi aiuta professioniste e personal brand a trovare il proprio linguaggio visivo, attraverso immagini capaci di raccontare non soltanto cosa fanno, ma chi sono.
Il percorso di Gina Lokin, su Instagram @lemuseblu , non è stato una linea retta: dal cinema al lavoro con i brand, fino alla scelta di costruire un’attività sempre più personale e indipendente.
In questa intervista parliamo di identità, video, stile e perfezionismo. E di quanto sia importante sperimentare, anziché cercare di diventare la versione di noi che pensiamo funzionerà meglio online.
Ciao Gina, innanzitutto grazie per aver accettato di partecipare al mio progetto. Comincerei l’intervista parlando di te: ti va di presentarti brevemente e di parlarci del tuo percorso professionale?
Sono Gina Lokin, e l’attività più strana e inaspettata che mi distingueva a 10-11 anni era il montaggio video.

Quando ho iniziato a lavorare pensavo che avrei avuto uno studio di videomaking, tanto editing e forse un team. Andando avanti ho desiderato sempre di più un lavoro da remoto, fattibile ovunque io fossi nel mondo. Questa strada mi piace molto perché mi fa sentire libera, autonoma al 100% e fierissima dei risultati dei miei clienti.
Quando hai iniziato a lavorare, che idea avevi della tua vita professionale? Era già quella che hai oggi o è cambiata completamente strada facendo?

Da dove nasce LeMuseBlu? Qual era l’idea iniziale e quanto è diversa da quello che è diventata oggi?
Ho sempre saputo che il video era un linguaggio potente. Ha un effetto prorompente: quando lo guardi non puoi non rimanere in qualche modo colpito o impressionato emotivamente. Il video è una rinarrazione fatta da chi filma e monta, se lo fa con gusto e intenzione. La possibilità di rinarrare la realtà e far sì che venga ricordata nel modo in cui tu l’hai sentita lo rende più potente di tanti altri mezzi.

Oggi non basta più avere qualcosa da dire: bisogna anche saperlo raccontare attraverso un video. Quando hai capito che il video poteva diventare uno strumento importante per il tuo lavoro?
Un video che racconta davvero una persona deve emettere un’atmosfera, legata al mondo in cui questa persona si immagina e si colloca. Racconta la persona e insieme il mondo che la rappresenta, su più livelli: gli oggetti, la musica, lo sfondo, i colori, il ritmo.
Per quanto riguarda la persona, ci sono le azioni legate al suo lavoro e poi tutte quelle legate al suo modo di fare: piccoli gesti, il modo in cui cammina, si veste, si prepara, il modo in cui ha cura di certe cose.
Cosa deve avere, secondo te, un video per riuscire davvero a raccontare una persona, invece di limitarsi a mostrare quello che fa?
Un video che racconta davvero una persona deve emettere un’atmosfera, legata al mondo in cui questa persona si immagina e si colloca. Racconta la persona e insieme il mondo che la rappresenta, su più livelli: gli oggetti, la musica, lo sfondo, i colori, il ritmo.
Per quanto riguarda la persona, ci sono le azioni legate al suo lavoro e poi tutte quelle legate al suo modo di fare: piccoli gesti, il modo in cui cammina, si veste, si prepara, il modo in cui ha cura di certe cose.
Quanto pensi che il modo in cui ci presentiamo davanti alla videocamera (abbigliamento, postura, gestualità, ambiente) influenzi la percezione di quello che stiamo dicendo?
Luce e audio sono le prime due cose che ho scoperto influenzare di più il mio giudizio quando guardo il video di qualcuno che parla, che sia di un hobby o della sua professione. Influenzano la mia percezione dal momento in cui scopro la persona: un video curato è un invito ad ascoltare, e per chi parla è una vera possibilità di essere ascoltato. Poi incidono su quanta credibilità le do, soprattutto quando vedo una coerenza di qualità tra il video, il sito e le parole che usa ovunque compaia online.

Ti capita di scegliere un outfit pensando già al contenuto che devi girare? Oppure parti sempre dal messaggio e costruisci tutto il resto intorno?
Di solito l’outfit che scelgo dipende tantissimo dall’ambiente in cui ho deciso di filmarmi. Se ho uno sfondo complesso cerco di essere il più pulita e minimale possibile, e viceversa.
Se sono in esterna e conto di filmarmi a figura intera, cerco qualcosa che mi faccia sentire estremamente a mio agio: non essendo particolarmente alta, ho bisogno di sentirmi in qualche modo allungata dai vestiti.
Quando sono nella comodità del mio studio, invece, mi piace giocare con gli accessori e farli richiamare tra loro: orecchini abbinati a bracciali, anelli e collane. A volte si completano anche con i pezzi con cui decoro il set: props, statue, tende, lampade, sfondi, texture. Credo sia bello per lo spettatore avere tanti piccoli dettagli da osservare, e notare che qualcuno ci ha pensato.
Secondo te quanto è importante non sembrare perfetti davanti alla videocamera?
Con il sembrare perfetta ho un rapporto abbastanza difficile.

Per me è diventato più difficile andando avanti che all’inizio, ed è una cosa con cui combatto praticamente tutti i giorni.
Qual è l’errore che vedi fare più spesso da chi comincia a creare video e vuole comunicare professionalmente? E al contrario: qual è quella piccola accortezza che può cambiare completamente la percezione di un video?
Una cosa che vedo fare a praticamente tutti quelli che hanno un’attività online è girare sempre e solo una tipologia di video. Anche se non gli torna particolarmente, anche se notano di non sentirsi del tutto a loro agio, spingono lo stesso in quella direzione.
Secondo me succede semplicemente perché non gli capitano esempi diversi, oppure perché non credono di poter essere all’altezza di fare video in un altro modo: un video in stile podcast, uno storytelling, un video in cui fanno tutt’altro e non parlano. Potrebbe essere proprio un bel modo per loro, ma non sono aperti a questa possibilità.

La mia rubrica si chiama “Imprenditrici con Stile”, perché vorrei che si scardinasse l’idea che la Donna Imprenditrice debba essere solo quella in tailleur scuro, tacchi alti e valigetta. Io sono, però, convinta che la professionalità vada oltre a quello che decidiamo di indossare al mattino e che i nostri outfit siano un ottimo veicolo comunicativo della nostra personalità. Per questo, vorrei parlare anche del tuo stile personale e del vostro rapporto con la moda.
Come definiresti il tuo stile personale in tre parole?

Quanto è cambiato il tuo stile personale nel corso degli anni e cosa ha contribuito maggiormente a questo cambiamento?

C’è un capo, un accessorio o un dettaglio che ormai è diventato quasi una tua “firma” nei video?
La mia firma, quella che si vede più spesso nei miei video, sono gli orecchini d’oro piuttosto voluminosi e gli anelli. Ultimamente però sto aggiungendo anche le spalline un po’ imbottite, su magliette e giacche: mi piacciono tantissimo e mi fanno sentire molto confident.
Se dovessi scegliere un outfit per rappresentare la Gina di qualche anno fa e uno che ti rappresenti oggi, quale sarebbero?
Ho presente un outfit di Natale 2022, mi sembra: un caschetto un pochino forzato sul mio viso, un po’ troppo divertente, un maglioncino blu con i brillantini e la cerniera, pantaloni balloon verde acido, le Camper a due colori e gli occhiali con le lenti blu. Era veramente troppo. Rivedendolo oggi non mi vestirei mai più così.
Oggi invece uso molto forme rigide, spalline imbottite, stivali e pantaloncini corti, e gioielli dorati piuttosto appariscenti.
Cosa significa oggi, per te, avere stile nel lavoro e nel modo di comunicarsi?

Qual è una cosa che hai smesso di fare, professionalmente o nel tuo modo di comunicare, perché hai capito che non ti rappresentava più?
Una volta pensavo che nei Reel bisognasse un po’ urlare, soprattutto all’inizio, e fare gesti un po’ eclatanti. Man mano mi sono resa conto che non ce n’era assolutamente bisogno, e ho scelto di fare impatto in un altro modo: con la cura, l’attenzione ai dettagli, il sonoro, il ritmo del video e tanta attenzione all’editing, quindi alle scritte, al motion design e alle immagini che mostro man mano.
Per concludere ti chiederei di parlare direttamente alle donne, imprenditrici e non, che desiderano esprimere la propria personalità attraverso lo stile senza compromettere la loro credibilità professionale. Cosa consiglieresti loro?
Una cosa che ho capito è che bisogna provare e cercare di avere una visione d’insieme il prima possibile. Non è facile, perché all’inizio non hai ancora costruito nulla su cui basarla.

Ho un approccio molto progettuale, ed è quello che mi permette di arrivare a un’immagine finale professionale e insieme tanto personale.

Non serve urlare, fare gesti eclatanti o trasformare ogni contenuto in una performance per meritarsi attenzione. E non serve neppure trovare subito un’identità definitiva e restarci fedele per sempre. A volte, per comunicare meglio, bisogna smettere di ripetere ciò che funziona per gli altri e iniziare a sperimentare ciò che funziona per noi.
Vale davanti alla videocamera, davanti all’armadio e quando proviamo a dare forma al nostro modo di lavorare. La domanda, quindi, è semplice: quanto spazio stai lasciando a te stessa nella tua immagine professionale?

