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La storia del Made In Italy: il fiore all’occhiello dell’economia italiana

Posted on 13 Febbraio 20247 Aprile 2024 by Fabiola

Il 12 febbraio 1951 la moda e l’Italia cambiarono profondamente a seguito di una “semplice” sfilata: ma come è possibile?

La nascita del Made In Italy contribuì alla ripresa italiana dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale ma soprattutto abbracciò i cambiamenti della società, accompagnando gli italiani per tutta la seconda metà del Novecento

LA NASCITA DEL MADE IN ITALY

Galeotta fu la prima sfilata italiana e il Signor Giorgini che la organizzò.

Nel corso dello stesso decennio il settore si polarizzò nelle quattro principali città, suddividendosi: a Roma si concentrò l’alta moda, a Firenze la moda-boutique, mentre a Milano e Firenze crebbe la fiorente industria del confezionamento di abiti.

Il Paese subiva ancora le conseguenze del secondo conflitto mondiale e versava in tali condizioni di ristrettezza e arretratezza da aver bisogno di rivolgersi all’estero per trovare un mercato a cui proporsi.

Il successo iniziò a diventare più concreto quando la rivista “Fortune” dedicò un approfondimento proprio a Giorgini, facendolo diventare il vero volto della moda italiana per il pubblico americano.

MADE IN ITALY: LE FONDAMENTA

Francia e Regno Unito, come abbiamo visto, erano i principali concorrenti dell’Italia nel settore della moda, ma loro potevano contare su una fiorente, e produttiva, industria specializzata.

Nasce così la moda-boutique e ben presto ottiene un grandissimo successo anche nel resto d’Europa, radicandosi nelle città industriali di Torino e Milano.

Restava, però, un grandissimo problema: le taglie.

GLI ANNI SESSANTA

A cambiare le carte in tavola ci pensò il boom economico che investì l’Europa, Italia inclusa.

Si viene così a rompere il rapporto tra lo stile e l’alta moda, che non è più incaricata di dettare le nuove tendenze.

Ma gli anni Sessanta sono anche lo sfondo di alcuni eventi che per il settore risulteranno poi essere non solo decisivi, ma fondamentali.

Alla minigonna avevo dedicato un approfondimento: lo puoi trovare qui.

Il malcontento giovanile si diffonde in tutta Europa e porta con sé la nascita dell’anti-moda, una reazione alla moda come espressione delle classi dominante e del loro conformismo.

L’attenzione alle rivolte giovanili sarà così totalizzante da colpire anche il guardaroba proprio della classe dominante da cui l’anti-moda cercava di distaccarsi. Il modo del periodo divenne: “Non è giovane chi è giovane, ma è giovane chi si sente giovane”

In poco tempo, infatti, la moda giovanile veniva indossata da tutti, non solo da quelli anagraficamente coerenti.

MILANO, LA CAPITALE DELLA MODA

Fino agli anni Sessanta, il settore moda si divideva su più città italiane, ma Milano, inizialmente città industriale, riuscì ad accentrare al suo interno tutta la filiera.

L’accentramento milanese del sistema-moda è da attribuire a Walter Albini, «lo stilista più conteso d’Italia». Attivo per diversi marchi del momento, nel 1971 organizzò una sfilata iconica proprio a Milano, invece che a Firenze.

GLI STILISTI DEL MADE IN ITALY

Il termine ha un’origine totalmente italiana, infatti negli anni Cinquanta viene utilizzato per definire le figure addette all’elaborazione del design di prodotti di largo consumo per il settore automobilistico.

In quel periodo lo stilista non era più una persona legata al mondo della moda, ma spesso proveniva da un settore totalmente diverso. Ne sono un esempio Giorgio Armani, studente di medica prima e responsabile della pubblicità per Rinascente poi, e Gianfranco Ferré, laureato in architettura e uomo dall’enorme bagaglio culturale, che iniziò a lavorare nei laboratori di Albini come disegnatore di gioielli.

LA CONSACRAZIONE

La consacrazione del ruolo dello stilista, ma soprattutto del settore per l’economia italiana avvenne solo negli Ottanta.

Da allora la produzione Made In Italy negli anni si è evoluta a tal punto da diventare un vero e proprio marchio riconosciuto nel mondo come simbolo di qualità e artigianalità, ma negli anni Novanta entrò in una profonda crisi. L’aumento dei protagonisti nel settore e della manodopera a basso costo ha però cambiato gli equilibri sia del settore che dei prodotti finiti. Per capire se un prodotto è veramente Made In Italy, seguimi su Instagram: mi trovi come @fabiolaeffe_

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Mi chiamo Fabiola, millenial classe 1993 e da sempre amo la moda, l’arte, gli stivali neri, le serie TV e il caffè americano.

Nel 2019 ho mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale, però mi sentivo molto insoddisfatta. Dopo un corso in Social Media Management e molti lavori in settori diversi, ho deciso di mettere a frutto la mia passione per la moda e le competenze acquisite in uffici e negozi, offrendo consulenze fashion.

Il mio obiettivo è aiutarti a trovare il tuo stile personale: prendiamoci un caffé e creiamo insieme il percorso perfetto!.

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