Nel mondo dei social siamo abituati a vedere contenuti perfetti, vite curate nei minimi dettagli e personal branding costruiti al millimetro.
Per la rubrica Imprenditrici con Stile, Claudia Camillo, su Instagram come @clacam, ci ha raccontato il suo modo di vivere il lavoro, la comunicazione e il rapporto con lo stile personale.
Ciao Claudia, innanzitutto grazie per aver accettato di partecipare al mio progetto. Comincerei parlando di te: ti va di presentarti brevemente e di parlarci del tuo percorso professionale?
Ciao Fabiola e grazie per avermi voluta tra gli ospiti.

Come ti sei approcciata alla fotografia e perché hai scelto proprio quella legata all’architettura e agli spazi?

Nei tuoi progetti lavori su spazi già fortemente progettati: qual è il tuo intervento nel “tradurre” il lavoro di architetti e designer in immagine?
Lavoro a stretto contatto con il team degli architetti e dei visual. Il mio lavoro finale è quello di raccontare e far brillare il loro progetto e l’estetica del brand.
Nel tuo portfolio convivono sia fotografia di interni che ritratti e sezioni più narrative come la Dutch life: senti che questi siano mondi separati o approcci tutti con lo stesso sguardo?
Direi che sono tutti legati dal un filo unico che è quello del mio amore per la fotografia ma soprattutto del racconto. Che siano case, hotel, persone, cose, cerco di metterne in luce l’essenza, di raccontarne la bellezza e unicità.
Tra lavori commissionati, ritratti e storytelling di vita quotidiana, come cambia il tuo approccio quando passi da uno spazio progettato a una situazione più spontanea e “vissuta”?

Hai lavorato molto con realtà del mondo luxury, come Armani: quanto le linee guida creative guidavano il tuo sguardo e quanto invece riuscivi a mantenere una tua cifra personale?
Con i grandi brand devi rispettare in toto le linee guida. Puoi suggerire piccoli accorgimenti che spesso vengono accolti ma direi che in linea generale la casa madre ha una visione e il tuo compito è raccontarla al meglio.
Hai vissuto tra Palermo, Milano e Amsterdam: come descriveresti in tre parole lo stile di ciascuna città?

In che modo Palermo ha influenzato il tuo approccio all’estetica, anche al di fuori della fotografia?
In molte cose soprattutto nel trovare del bello anche quando ti sembra non ci sia. La mia città decadente e magnifica al tempo stesso ha allenato il mio sguardo a non fermarsi al primo colpo d’occhio ma ad osservare con attenzione.
Vivendo tra Italia e Olanda, due contesti molto diversi anche nel modo di “leggere” la figura professionale, com’è cambiato il tuo approccio nel presentarti ai tuoi clienti?

La mia rubrica si chiama “Imprenditrici con Stile”, perché vorrei che si scardinasse l’idea che la Donna Imprenditrice debba essere solo quella in tailleur scuro, tacchi alti e valigetta. Io sono, però, convinta che la professionalità vada oltre a quello che decidiamo di indossare al mattino e che i nostri outfit siano un ottimo veicolo comunicativo della nostra personalità. Per questo, vorrei parlare anche del tuo stile personale e del vostro rapporto con la moda.
Come definiresti il tuo stile personale in tre parole?

Nei tuoi primi anni di lavoro come ti vestivi quando entravi in set o in contesti professionali rispetto a oggi? C’è stato un cambio netto nel tuo modo di presentarti sul lavoro?

Milano spesso è associata a un’idea di “uniforme professionale”, mentre Amsterdam ha un immaginario molto diverso: hai sentito la necessità di adattarti oppure hai mantenuto un’identità stilistica stabile?

Nel tuo lavoro costruisci immagini molto curate e coerenti: cerchi la stessa coerenza anche nel tuo abbigliamento quotidiano oppure lo vivi come uno spazio più istintivo e meno progettato?
Sono estremamente curata e precisa nel mio lavoro ma libera nella mia estetica e nel mio modo di vestire. Sono sempre elegante nella mia semplicità. Un pantalone comodo, scarpe basse, colori neutri.
Ti è mai capitato di adattare il tuo stile in base a un cliente, un set o un contesto lavorativo?
Sempre :). Prima di ogni lavoro, studio il cliente e mi adatto. Un cliente felice è un cliente che non darà problemi.
Guardando al tuo percorso tra le diverse città in cui hai vissuto, cosa diresti che è cambiato di più nel tuo modo di presentarti al mondo?

C’è stato un momento in cui hai sentito che il tuo stile “non ti rappresentava più”?
Per fortuna mai. Sono sempre stata coerente.
Se dovessi descrivere il tuo stile attuale come una fotografia, che immagine sarebbe?
Un tramonto di fine settembre: caldo nei colori ma fresco nel vento che ti accarezza.
Ad oggi, cosa ti fa sentire davvero “a tuo agio” nei tuoi panni, dentro e fuori dal lavoro?

Per concludere ti chiederei di parlare direttamente alle donne, imprenditrici e non, che desiderano esprimere la propria personalità attraverso lo stile senza compromettere la loro credibilità professionale. Cosa consiglieresti loro?

Quella di Claudia Camillo è una storia fatta di evoluzione, autenticità e consapevolezza. Un promemoria importante in un momento storico in cui spesso ci dimentichiamo che il personal branding più forte è quello che non ci costringe a smettere di essere noi stesse.

